La storia degli spazzacamini Le informazioni, le foto e parte dei commenti sono tratte dal libro: Nell'immaginario collettivo sentendo la parola spazzacamino viene in mente il film di Mery Poppins, con la figura romantica di Bert (diminutivo di Albert) il simpatico spazzacamino che vive la vita giorno per giorno non desiderando affatto un prestigioso lavoro in banca e traendo più felicità dallo stare in compagnia degli amici che dal guadagno della giornata.
|
Foto tratta dal web, scena del film "Mary Poppins" 1964
|
Per molti la figura dello spazzacamino è quella di una persona non più giovane che senza troppo ingegno si adatta con un lavoro sporco e umile per arrivare alla fine di ogni giornata accontentandosi di aver avuto un pasto caldo e di poter dormire in una stalla. Una delle prime testimonianze del mestiere di pulire i camini risale ai primi del 1600 con un premio conferito ad un ragazzo che incaricato di pulire una canna fumaria nel palazzo reale sbaglia camino finisce in un’altra stanza ed ascolta una conversazione che ha come oggetto l'assassinio del Re, sventando il complotto si guadagna un posto nella storia, era un ragazzo immigrato in un altro paese a fare un lavoro umile. Era un ragazzo italiano in Francia, l'Italia è stata per molti anni un paese d'immigrati, che vanno e che vengono, molti sono andati in Germania a fare proprio gli spazzacamini, lavoro che i tedeschi a casa loro non volevano più fare. Un'altro immigrato italiano tale Pietro De Zanna nel 1779 inventa in Austria il prototipo del moderno calorifero, installandolo nel palazzo reale.
|
Reims, Francia nord - orientale, dipartimento della Marna anno 1904.
|
Così infatti nasce il mestiere di pulire i camini, dalla povertà e dalla disperazione, per indicare una data diremmo che dai primi anni del 1800 nelle nostre città ai piedi delle alpi, si vedevano gruppi di bambini (in gergo gâillo) tra i 5 e i 12 anni che gestiti da un adulto bussavano alle porte al grido di “SPAZZACAMINOOOO SPAZZAFURNEEEL” per offrire i loro servizi, un pò come gli arrotini gli ombrellai ecc.
|
Maitre Ramoneur (elegante al centro) gâillo e cap-gâillo con attrezzi e tenuta da lavoro.
|
Infatti la pulitura veniva fatta per lo più a mano arrampicandosi all'interno delle canne fumarie e grattando con un ferro ricurvo la fuliggine, il bambino giunto in cima doveva gridare “spazzacamino” o sventolare il braccio fuori dal comignolo a riprova che la pulitura era stata eseguita in tutta la lunghezza della canna. Esiste testimonianza di un'incidente che capitò ad un ragazzo di 6 anni che morì fulminato toccando i cavi della corrente che erano fissati al comignolo, sembra che la compagnia elettrica pagò un modesto risarcimento alla famiglia, di solito il padrone veniva pagato con pochi soldi e i bambini con un piatto di minestra.
|
Una delle foto più famose ecco "il piccolo rusca" Faustino Cappini di Re in Valle Vigezzo morto negli anni trenta, fulminato dai fili dell'alta tensione nel momento in cui sporse la mano per gridare "spazzacaminooo" e mostrare al committente che era giunto in cima.
|
Le condizioni generali erano al limite della sopravvivenza, sporchi affamati e impauriti saltuariamente ricevevano un pò di cibo o dei vestiti vecchi dai clienti impietositi. Nella stagione invernale in montagna non c’era lavoro e non c’erano mezzi, in città a fare lo spazzacamino almeno si mangiava, erano altri tempi, che lentamente sono cambiati grazie anche all'aiuto delle prime Società di Patronato nate con l'intento di porre rimedio alle disumane condizioni in cui venivano condotti questi bambini, dal 1870 circa fornirono un minimo di assistenza con indumenti e pasti caldi, cercarono d'insegnare a leggere e scrivere la domenica, alcune organizzazioni a Milano proposero anche delle regole a tutela dei più deboli offrendo assistenza sanitaria con un fondo malattia creato appositamente, ma per il rovescio della medaglia questi aiuti attirarono in città numerosi spazzacamini dalle periferie, il lavoro cominciò a scarseggiare e la concorrenza divenne ancora più feroce, così i diversi gruppi si ritrovarono a darsele di santa ragione per il dominio di questo o quel quartiere.
|
Torimo 20 luglio 1935 ospiti della Pia Opera Spazzacamini
|
Successivamente nacquero delle società di mutuo soccorso tra spazzacamini ma anche se animate dalle più buone intenzioni poco dopo la fondazione la maggior parte di queste cooperative si sciolsero, vuoi per la carenza dello spirito di aggregazione vuoi perche come in alcuni casi le persone che gestivano i fondi li utilizzarono per interessi personali vuoi perche non riuscirono effettivamente a migliorare la condizione di questi sfortunati bambini. Qualche risultato più concreto lo ottennero le varie opere religiose talvolta ispirate proprio a favore dei piccoli spazzacamini, che si riproponevano di far studiare i bambini con corsi serali, e naturalmente educarli al catechismo.
|
In alto a sinistra gruppetto di spazzacamini adulti di Val Vigezzo autodefinitosi "i banditi di Zornasco" (nel retro della foto).
Foto Eco dell'Ossola Risveglio- Ossolano.
|
In Milano e Torino il giorno di Pasqua si organizzava un pasto collettivo a cui partecipavano numerosi i piccoli (quasi 150) e vedeva impegnati nella preparazione e distribuzione del pasto come volontari gente dei più vari strati sociali, anche i nobili. Ai piccoli spazzacamini di certo non dispiaceva troppo essere ripuliti e rifocillati a dovere, forse qualcuno si chiedeva come mai a riempire loro il piatto erano madamigelle e contesse, peccato che succedesse solo una volta all'anno e restassero altri 364 giorni di fame e pesante lavoro.
|
Torino 24 aprile 1938 pranzo di Pasqua degli spazzacamini, si noti l'impaccio dei commensali.
|
In seguito alle numerose iniziative laiche e religiose, ai tentativi di cooperazione tra i vari spazzacamini, al miglioramento generale delle condizioni sociali dei lavoratori la situazione andò migliorando, ma il problema dello sfruttamento infantile scomparve effettivamente di pari passo alla diffusione sul territorio dei nuovi sistemi di riscaldamento, nafta gasolio e gas.
|
Quando nel 1971 Antonio Bonzani il " Tunin di Folsogno" che non aveva mai smesso di girare valli e contrade, trascinandosi la sua bicicletta con legati al telaio gli atrezzi da lavoro, fu spazzato via di notte da un'auto sulla strada di Domodossola i giornali scrissero che era morto l'utimo degli spazzacamini. Foto Luigi Maffini.
|
Solo negli ultimi anni è rinato sempre sulla spinta del mercato che, dalla metà degli anni 80, si è rivolto con costante crescendo alla legna da ardere come alternativa concreta ai combustibili fossili. In Italia le cose sono migliorate negli anni 90 grazie anche al lavoro dell'A.N.FU.S e la richiesta di pulitura dei camini è aumentata in proporzione alla diffusione delle campagne pubblicitarie di sensibilizzazione ai problemi della manutenzione e del controllo delle caldaie dei piccoli impianti termici.
|
Meeting nazionale dell'ANFUS a Chiusi nell'ottobre 1996.
|
Con lo sviluppo tecnologico dei moderni impianti di combustione della legna, lo spazzacamino è diventato sempre più un tecnico, si qualifica investendo il proprio denaro in corsi sulle normative europee ed italiane e sugli aspetti tecnici del suo lavoro, dotato di attrezzature sofisticate realizzate con materiali di recente innovazione, di micro telecamere appositamente costruite per infilarsi nei camini che con il tempo sono diventati sempre piu piccoli, di computer ed internet, ha perso parte del lato romantico per acquistarne in professionalità . Oramai è distante anni luce dal personaggio che alcuni ricordano, molti anni fa, d'aver visto girare per i paesi con una bicicletta mezza scassata con il pungitopo sul porta pacchi e le aste di legno legate alla canna. Tuttavia alcuni continuano a lavorare in divisa, anche se non è più necessario lo stemma per dividersi le zone delle città è molto comoda per riparasi dalla fuliggine ma soprattutto mantiene viva una tradizione, quella della figura romantica dello spazzacamino, che nata dalla miseria e dallo sfruttamento si prende oggi la sua rivincita in un mestiere diventato una professione della quale non se ne potrà più fare a meno.
|
Meeting nazionale dell'ANFUS a Chiusi nell'ottobre 1996. Foto Claudio Corrivetti per ANFUS. |